L'orologio a sei ore sulla Torre dei Templari

L'orologio a sei ore sulla Torre dei Templari

Non sarà sfuggita agli osservatori più attenti la particolarità dell'orologio apposto sulla facciata della Torre dei Templari, che campeggia nella piazza principale del borgo antico di San Felice Circeo: il quadrante riporta sei ore e non dodici come i moderni orologi.

 

Posizionato nel XIX secolo in cima alla torre duecentesca dal principe polacco Stanislao Poniatowski, il singolare orologio probabilmente fu realizzato nei secoli precedenti alla sua collocazione, durante il dominio dei Caetani sulle terre di San Felice.

I quadranti a 6 ore pare che abbiano avuto diffusione dopo il XVI secolo, soprattutto nel Lazio e in particolare a Roma, ragione per la quale venivan chiamati “alla romana” e seguivano un metodo di computo del tempo detto “all’italiana”, usato dalla Chiesa sin dalla metà del XIV secolo. Secondo il sistema orario all’italiana la giornata era suddivisa in 24 ore uguali (il sistema orario antico invece si basava su ore diseguali), articolate in intervalli di 6 ore, che si ripetevano per quattro volte. Il conteggio aveva inizio mezz’ora dopo il tramonto, con l’avvicinarsi del crepuscolo (non alla mezzanotte come accade oggi), quando le campane suonavano l’Ave Maria. Il sistema orario a 12 ore, tuttora in uso, detto anche “sistema civile”, fu introdotto durante le guerre napoleoniche* e nel 1749, nonostante la reticenza della popolazione italiana ad abbondare il proprio metodo di computo del tempo, Napoleone emanò il primo editto in cui imponeva il nuovo sistema orario, che con lentezza si fece spazio nella penisola intorno alla metà del XIX secolo.

 

 

*Molte delle informazioni riportate nell’articolo sono tratte dal bellissimo studio di Mario Arnaldi, dal titolo “Le ore italiane. Origine e declino di uno dei più importanti sistemi orari del passato (seconda parte”, apparso sulla rivista scientifica “Gnomica italiana” (Anno IV, n.12 –maggio 2007), in cui approfondisce la questione delle “ore italiche da campanile”, che per ragioni di spazio e di contesto qui non sono state trattate.