L’amore tra Italo Calvino ed Elsa De Giorgi, la cui collezione è custodita nella Torre dei Templari di San Felice Circeo

L’amore tra Italo Calvino ed Elsa De Giorgi, la cui collezione è custodita nella Torre dei Templari di San Felice Circeo

Gioia cara, vorrei una stagione in cui non ci fossi per me che tu e carta bianca e voglia di scrivere cose limpide e felici. Una stagione e non la vita? Ora basta, perché ho cominciato così questa lettera, io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro. È forse anche qui la paura di soffrire che prende il sopravvento? Cara, cara, mi conosci troppo, ma no, troppo poco, devo ancora farmi conoscere da te, devo ancora scoprirmi a te, stupirti, ho bisogno di farmi ammirare da te come io continuamente ti ammiro.

 Sono queste le parole appassionate che il grande scrittore Italo Calvino rivolgeva nelle sue lettere ad Elsa De Giorgi, attrice e scrittrice dalla singolare bellezza. I due si conobbero in occasione di una conferenza letteraria, negli anni Cinquanta. Elsa De Giorgi era una donna sposata (suo marito era il conte Sandro Contini Bonaccossi), mentre Calvino, più giovane di lei di qualche anno, era un uomo libero quando rimase vittima di quel fascino fatto di avvenenza, intelligenza, cultura, eleganza, irriverenza. Nacque una relazione segreta tra i due che si potrasse a distanza per diversi anni, dal 1955 al 1958, tra viaggi frequenti tra Roma e Torino e fiumi di parole, contenuti in numerose epistole. Presso il Fondo Manoscritti di Pavia sono conservate ben 407 lettere che i due amanti si scambiarono, alcune delle quali veri e propri capolavori letterari, che Elsa De Giorgi negli anni Novanta decise di rendere pubblici.    

 

Ho visto partire il tuo treno, tu al finestrino, t’ho salutata, non visto, dal finestrino del mio treno, bellissima… Il treno che mi sta trascinando su per l’Italia e quello che ti porterà verso il Sud mi paiono un’immagine di feroce violenza, come due cavalli frustati in direzioni opposte, che dilaniano un unico corpo...”

 

Italo Calvino trasse da questo amore tormentato, ma profondo, nuova linfa per la sua scrittura, addirittura uno dei personaggi (Violetta) di una delle sue opere più amate ”Il barone rampante”, pare proprio ricalcare l’immagine della sua Elsa. D’altronde era difficile non rimanere abbacinati da tanta vitalità: la De Giorgi era un personaggio eclettico, innamorato dell’arte e con una naturale propensione per la scrittura (“I coetanei” è il suo romanzo più importante). Aveva preso le distanze da un certo modo di fare cinema per aperta opposizione al Fascismo ed era stata animatrice di uno dei più vivaci salotti culturali del suo tempo. Una donna dalle mille vite Elsa, di cui è narrato un frammento nella piccola collezione di opere d’arte conservata presso la Torre dei Templari di San Felice Circeo, luogo che l’attrice amava e presso cui trascorreva molto tempo. (La collezione di Elsa De Giorgi: piccoli gioielli dell'arte del Novecento - Pro Loco San Felice Circeo (prolococirceo.it)