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Il Principe Poniatowski

Il 20 Ottobre del 1713 Michelangelo Catenai vendette il feudo di San Felice al principe Francesco Maria Ruspoli, possesso conservato fino al 1718, quando la Camera Apostolica esercitò il diritto di prelazione sul Circeo.
Lo Stato Pontificio acquistò il feudo per 100.000 scudi e a partire dal 1721, per volontà di papa Innocenzo XIII, diede inizio ad una serie di lavori volti a migliorare le condizioni di vita assai precarie della popolazione, tra i quali rientra l’opera di escavazione per riportare alla luce l’antico condotto che univa il lago di Paola con il mare.

Tra le iniziative promosse dalla Camera Apostolica e dirette a rendere migliore la vita e l’economia del paese, è compreso l’avviamento della grande opera di bonifica delle Paludi Pontine, molto sentita e voluta da Papa Pio VI.
Tuttavia da quando la Camera Apostolica aveva riavuto San Felice, il feudo venne dato più volte in affitto, talvolta anche a persone che esercitarono il proprio potere a completo svantaggio della popolazione, tassata, depauperata, ridotta al limite della sussistenza.

La situazione mutò radicalmente il 13 Febbraio 1808, quando il Circeo fu venduto al principe Stanislao Poniatowsky per il prezzo di 86.253 scudi. Anche se resse il Circeo solo per meno di un ventennio, il suo nome è ben radicato nella memoria collettiva, così come nella toponomastica del paese, visto che il Poniatowsky si fece promotore illuminato di diversi interventi che migliorarono effettivamente le condizioni della popolazione, per la quale, aumentata notevolmente di numero, costruì nuove abitazioni nella parte bassa del paese.

Al principe si deve inoltre la sopraelevazione del Palazzo baronale -decorato da meravigliosi affreschi a trompe-l'œil, con finti velari che nascondono vedute marine e giardini con fontane, vedute di città, eleganti grottesche dai raffinati contrasti cromatici-, lo spostamento dell’orologio dal portone del palazzo alla Torre dei Templari, dove tuttora è situato, la demolizione dei bastioni in rovina posti all’interno e all’esterno del palazzo.

San Felice perse così l’aspetto di borgo fortificato, che lo caratterizzò fin dal Medioevo, trasformandosi al contrario in un luogo dov'era piacevole dimorare, così come oggi lo conosciamo. Al principe, esperto appassionato di caccia, si deve anche l’erezione del suo casino di caccia, immerso nella vegetazione, poi ribattezzato villa Aguet.

Nel 1822 il Poniatowsky fu costretto a rivendere il feudo alla Camera Apostolica, per mancanza di legittimi eredi. A questo proposito il principe tentò in ogni modo di ottenere il riconoscimento da parte di Pio VII dei 5 figli avuti dall’unione con Cassandra Luci, sposata e separata da Vincenzo Venturini Benloch, riconoscimento mai sopraggiunto fino alla sua morte, avvenuta nel 1833.

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