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I Caetani

Il nome della famiglia Caetani diviene celebre con l’ascesa al soglio pontificio di uno dei suoi membri, poi divenuto il più celebre, Benedetto Caetani, eletto col nome di papa Bonifacio VIII. Papa Caetani diventerà una dei pontefici più discussi della storia della chiesa, e con la sua politica, quasi principesca, segna la fine del Medioevo e apre le porte ai papi del Rinascimento.
Nel 1323 il castello di San Felice entra tra i possessi della famiglia, in quanto viene ereditato, insieme a Sermoneta, S. Donato e Bassiano, dal cardinale Francesco Caetani.

Nel 1426 S. Felice, insieme con Sermoneta, Bassiano, Ninfa e S. Donato, è ceduto da Ruggero I Caetani a suo fratello Giacomo IV, che fu il primo membro della famiglia che si prese il concreto impegno di migliorare le precarie condizioni del paese, da un parte costruendo nuove case e dall’altra favorendo gli abitanti a prendersene cura, soprattutto perché, se cresciuti di numero, avrebbero potuto difendere meglio il proprio territorio.

Dopo la morte di Giacomo IV, nel 1433, suo figlio Onorato III ereditò il castello di San Felice, che tuttavia nel 1441 fu occupato e raso al suolo dal re di Napoli Alfonso V d’Aragona, in guerra con papa Eugenio IV (1431-1447).
Onorato III rientrò in possesso del castello solo nel 1473, grazie alla bolla di papa Sisto IV (1471-1484), ma solo per un breve periodo, visto che ancora una volta nel 1501 San Felice venne occupata e nuovamente distrutta da Federico III d’Aragona, re di Napoli. Solo nel 1503 Guglielmo Caetani, figlio di Onorato, torna in possesso del castello, possesso che gli sarà confermato da papa Giulio II della Rovere con il Breve del 1506.

Guglielmo ebbe così l’autorizzazione e la volontà di ripopolare e di ricostruire dalle fondamenta il borgo di San Felice, soggetto ad attacchi, guerre e incursioni piratesche da almeno 50 anni. A Guglielmo Caetani si deve verosimilmente attribuire anche la costruzione del palazzo Baronale, attuale sede del Comune.
Il Palazzo è costituito da un lungo braccio semicircolare, impiantato a ridosso delle mura difensive del preesistente castrum, delle quali segue esattamente il percorso nel tratto sud-occidentale.

L’angolo di incontro tra il lato sud e il lato ovest delle mura è segnato e rinforzato da una piccola torre rotonda che collega l’ala di rappresentanza all’ala occupata dalle stanze private. L’area così delimitata si affacciava su una corte interna dominata dalla mole della Torre dei Templari, alla quale il palazzo si addossa e comunica nel braccio orientale. A Guglielmo Caetani si dovrebbe anche l’innalzamento della Torre che originariamente terminava con una merlatura guelfa, che tuttora si intravede al di sotto del quadrante dell’orologio.

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