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La Rocca Circea

Dopo il crollo dell’impero romano e il vuoto di potere che si viene a creare ai vertici della nostra penisola a partire dalla fine del V sec., Circeii vive una storia comune alla maggior parte delle città italiane.

Si assiste infatti ad un calo delle attività commerciali, all’abbandono delle grandi ville costiere, ad un incremento della malaria, al progressivo spopolamento dell’abitato romano e ad un generale mutamento delle condizioni di vita della popolazione locale che, minacciata altresì dall’intensificazione delle scorrerie del Vandali e dei Goti, si rifugia nei luoghi più alti e impervi del monte.

Nei documenti medievali riguardanti il Circeo si nota l’uso di due differenti toponimi: in tutti gli atti precedenti all’arrivo dei Templari al Circeo, intorno al 1240 circa, si parla esclusivamente di Rocca de Circegio, Rocca Circea, locus qui vocatur Circellu, mentre il toponimo di Castrum Sancti Felicis appare per la prima volta nel 1259.
Ciò fa dedurre che, tra il V e il XIII secolo, l’abitato romano di Circeii fosse stato abbandonato dalla popolazione locale, che preferì stanziarsi lungo le pendici del monte ed edificare un fortilizio a scopo difensivo.

Il fortilizio o Rocca, con molta probabilità, fu eretto sul punto più alto del monte, ovvero sulle fondamenta dell’antico luogo sacro dedicato a Circe e, secondo il De Rossi, all’epoca medievale apparterrebbero i riempimenti, con materiale fittile di recupero, rilevati tra gli interstizi delle sostruzioni romane del tempio.

Nonostante fin da tempi remoti alla Rocca sia stata riconosciuta l’essenziale funzione di difesa della costa del Mar Tirreno, essa entra ufficialmente nella documentazione pontificia solo nel XII secolo, quando papa Pasquale II l’affida al cardinale dei XII Apostoli Ugo d’Alatri.

Successivamente papa Gelasio II l’affida agli abitanti di Terracina e da questo momento la vita della Rocca si lega con quella, assai travagliata, del vicino centro costiero.
In particolare il Circeo sarà direttamente interessato dalle guerre intestine che durante tutto il XII videro contrapporsi Terracina, il papato e l’aristocrazia romana, terminate solo all’inizio del XIII secolo con l’avvento di papa Innocenzo III.

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