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Grotta Guattari

Per una serie di circostanze fortunate, noi possediamo una importante testimonianza dei primi uomini stanziatisi al Circeo in un periodo di tempo compreso tra i 70.000 e i 55.000 anni fa: la Grotta Guattari, come venne ribattezzata dai suoi primi scopritori, e, al suo interno, il suggestivo Antro dell’Uomo. Grotta preistorica

La grotta, scoperta il 24 febbario del 1939 da alcuni operai di A. Guattari, è situata a SE del paese di San Felice, alle spalle dell’Hotel Neanderthal, in via Lungomare Circe.
La conservazione della grotta fino ai nostri giorni è stata determinata da una frana di materiale roccioso che ne ha impedito definitivamente l’accesso creando una vera a propria “isola preistorica”.

Sulla paleosuperficie della grotta, nell’Antro dell’Uomo, fu rinvenuto un cranio fossile di Homo neanderthalensis in buone condizioni di conservazione, mentre lo scavo intrapreso nel riempimento della grotta portò alla luce manufatti realizzati sempre dall’uomo di Neandertal.

Il cranio, datato a circa 50.000 anni fa, secondo gli scopritori sembrava collocato al “centro di un cerchio di pietre” e nella grotta non furono trovati altri resti dello scheletro, elemento che indusse i primi studiosi a pensare ad una sua collocazione intenzionale nella grotta a scopo rituale.

L’aspetto rituale sembrava confermato da alcune mutilazioni rinvenute sul cranioprobabili segni di violente percussioni sulla tempia- dato che indusse a ritenere che il cranio fosse stato posto al centro di un rituale misterico. Legato al rituale sarebbe anche l’allargamento della base del cranio, effettuato forse per estrarre la materia cerebrale e praticare una particolare forma di antropofagia.

Questa la teoria proposta dal primo paleontologo che effettuò l’esame diretto del cranio nel 1939: Alberto Carlo Blanc. Nel 1989 si è diffusa una seconda teoria, molto più verosimile, supportata da moderne analisi sul cranio e accolta da tutto il mondo scientifico, secondo la quale le mutilazioni e il trasporto del cranio nella grotta sarebbe da ascriversi a delle iene che furono le ultime frequentatrici della cavità.

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